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Guida previdenza

Adesione automatica al fondo pensione dal 1° luglio 2026

Il TFR dei nuovi assunti va alla previdenza complementare salvo scelta contraria. I 60 giorni per decidere, chi resta escluso e perché uscire non è sempre conveniente.

Previdenza5 min di letturaAggiornato al

Dal 1° luglio 2026 cambia il modo in cui i lavoratori entrano nella previdenza complementare: per i nuovi assunti l’adesione a un fondo pensione diventa automatica, salvo scelta contraria. È un meccanismo di silenzio-assenso: se non fai nulla, entri.

Come funziona

Al momento della prima assunzione, in assenza di una scelta esplicita, il TFR maturando viene destinato alla previdenza complementare. Il lavoratore ha 60 giorni dalla prima assunzione per manifestare una volontà diversa: rinunciare all’adesione automatica oppure scegliere un’altra forma pensionistica.

Se il contratto collettivo applicato non prevede un fondo di riferimento, il TFR confluisce nella forma pensionistica residuale individuata dal regolamento ministeriale (D.M. Ministero del Lavoro n. 85 del 31 marzo 2020).

I 60 giorni sono il punto su cui prestare attenzione. Passati quelli, la scelta si consolida: non è una porta che resta aperta a tempo indeterminato.

Chi resta fuori

La contribuzione non è obbligatoria quando la retribuzione annua lorda è inferiore all’assegno sociale INPS: una tutela per i rapporti di lavoro con redditi molto bassi, per cui il versamento risulterebbe sproporzionato.

«Mi hanno iscritto e non lo sapevo»

È lo scenario che si verificherà più spesso nei prossimi mesi. Se scopri di essere stato iscritto a un fondo pensione senza averlo chiesto, prima di allarmarti verifica tre cose:

  1. Da quanto tempo sei stato assunto: se rientri nei 60 giorni, puoi ancora scegliere diversamente.
  2. Quale fondo ti è stato assegnato: se è il fondo previsto dal tuo CCNL, spesso porta con sé il contributo del datore di lavoro — un vantaggio che perderesti uscendo.
  3. In quale comparto è stato investito il versamento: quello di default non è detto sia adatto alla tua età e al tuo orizzonte temporale.

Rinunciare conviene?

Non esiste una risposta valida per tutti, ma due elementi pesano più degli altri:

  • Il contributo del datore di lavoro. Nei fondi negoziali previsti dai CCNL l’azienda versa una quota aggiuntiva, ma in genere solo se contribuisci anche tu. Rinunciando, rinunci anche a quella.
  • Il trattamento fiscale. La previdenza complementare gode di un regime fiscale di favore rispetto al TFR lasciato in azienda, sia sui versamenti sia sulla prestazione finale.

Sul secondo punto trovi numeri e meccanismi nella guida ai fondi pensione, e puoi stimare l’effetto sul tuo caso con il calcolatore.

Cosa fare adesso

  1. Se sei stato assunto di recente, controlla la busta paga e la documentazione ricevuta.
  2. Verifica se il tuo CCNL prevede un fondo negoziale e con quale contributo aziendale.
  3. Se decidi di restare, controlla il comparto di investimento: è la scelta che incide di più sul risultato finale.
  4. Se decidi di uscire, fallo entro i 60 giorni.

Fonti: Legge di Bilancio 2026 (L. 199/2025), in vigore dal 1° luglio 2026 — Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali; D.M. Ministero del Lavoro n. 85 del 31 marzo 2020 per la forma pensionistica residuale. Contenuto a carattere divulgativo, aggiornato ad agosto 2026: non costituisce consulenza previdenziale sul caso specifico.

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